
Ci sono infiltrazioni che si vedono subito, come quelle che arrivano da una copertura o da una terrazza.
E poi ci sono infiltrazioni più subdole, che compaiono nei garage, nei vani tecnici, nei locali interrati, spesso lungo una parete in cemento armato dove apparentemente non dovrebbe passare nulla.
In molti casi l’acqua non entra dal getto principale, ma da piccoli punti che durante la costruzione vengono trascurati: fori dei tiranti cassero, passaggi di tubazioni, riprese di getto, microfessure lungo i giunti. Sono zone che inizialmente sembrano perfettamente sigillate, ma che con il tempo diventano le vie preferenziali per l’ingresso dell’acqua.
Quando la struttura è controterra, basta una pressione di falda anche modesta per trasformare questi punti in veri e propri canali di infiltrazione.
Durante il getto delle pareti in calcestruzzo vengono utilizzati tiranti passanti per mantenere in posizione i casseri. Una volta terminato il getto, i tiranti vengono rimossi e il foro viene chiuso con malta o tappi.
Il problema è che questi punti non hanno mai la stessa continuità del getto originale.
Nel tempo, con movimenti strutturali, ritiro del calcestruzzo o variazioni di umidità, si possono creare microcavità lungo il foro.
Quando l’acqua trova quel percorso, non si ferma più.
Molti interventi si limitano a stuccare il foro dall’interno, ma se la pressione arriva dall’esterno, la chiusura superficiale non regge.
Nei locali interrati spesso si pensa che l’impermeabilizzazione esterna sia sufficiente.
Ma quando l’edificio è già costruito, intervenire dall’esterno è quasi sempre impossibile.
Scavare, rifare la guaina e richiudere tutto non è sempre praticabile, soprattutto in condomini, garage o locali tecnici.
Per questo negli interventi di ripristino si lavora dall’interno, bloccando il percorso dell’acqua direttamente dentro il calcestruzzo.
Quando l’infiltrazione segue il percorso di un foro o di una microcavità, la soluzione più efficace è saturare quel passaggio con un prodotto capace di penetrare in profondità e creare una barriera impermeabile elastica.
I gel acrilici a bassa viscosità sono particolarmente adatti per questo tipo di intervento perché riescono a infiltrarsi anche in cavità molto piccole, riempiendo completamente il percorso dell’acqua.
Il Gel Barriera Chimica K80, presente nel catalogo Komex Edilizia, è studiato proprio per questo tipo di lavorazioni. Grazie alla sua elevata capacità di penetrazione, permette di creare una barriera continua all’interno del calcestruzzo, bloccando l’infiltrazione senza dover intervenire dall’esterno.
Non si tratta di tappare il foro.
Si tratta di sigillare il percorso dell’acqua.
In un garage interrato di recente costruzione comparivano gocce lungo una parete controterra, sempre nello stesso punto. Dopo diverse prove di sigillatura superficiale, il problema si ripresentava.
L’analisi ha individuato un vecchio foro tirante non perfettamente chiuso.
Con foratura inclinata e iniezione di gel a bassa viscosità, il prodotto ha saturato completamente la cavità interna e le microfessure attorno al foro.
Dopo l’intervento, la parete è rimasta asciutta anche durante periodi di pioggia intensa.
La differenza non è stata la quantità di materiale.
È stata la capacità di arrivare dove l’acqua passava davvero.
È consigliabile intervenire con gel o resine a bassa viscosità quando:
l’infiltrazione proviene da fori o passaggi nel calcestruzzo
la parete è controterra
non è possibile intervenire dall’esterno
l’acqua entra sempre nello stesso punto
le sigillature superficiali non funzionano
In questi casi, la barriera chimica rappresenta una delle soluzioni più efficaci e durature.
Intervenire in modo professionale significa lavorare all’interno della struttura, saturando il percorso dell’infiltrazione e creando una barriera impermeabile continua.
È questo che fa la differenza tra una riparazione temporanea e una soluzione definitiva.
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